Un Cuba Soft ben presto diventato Cuba drinks & music
Sin dalla prima sera a Cienfuegos abbiamo capito che lo spirito che animava il gruppo era quello di vivere anche la Cuba più leggera ed avvolgente; di giorno domande, riflessioni, tentivi di comprendere la rivoluzione, i suoi effetti, il modo di pensarla di chi l’ha voluta e fatta e il come la vivono i ragazzi i cui orizzonti stanno cambiando.Bello il gruppo, acceso nel confronto politico e sociale, leggero al ritmo della musica tradizionale. Eterogeneo, ma con un risultato di armonia ed equilibrio, un gruppo con una propria personalità, semplice e complicato, formato per un casuale mix.I nostri due cassieri volenterosi ma naif, votati ad altro ruolo, l’uno speculativo, detto “Voltaire”, per cui ogni cosa diventava spunto di interrogativi filosofici, l’altro di animo gentile ed occupato a gestire lo spazio in fondo al bus con i pochi indumenti, visto il disguido della valigia arrivata alla fine del viaggio.La coppia mai formatasi con lei, fortemente autonoma e capace di avviare le danze, “apripista” è stata chiamata, da quando a Trinidad, ha coinvolto un ragazzo poco più che adolescente nei suoi selfie scatenati; lui “il pensionato” come si è presentato la prima volta al telefono, scansonato con le battute sempre pronte, capace di camminare per 800 km lungo il cammino di Santiago.La coppia delle ragazze giovani, una “del posto”, l’unica a saper ballare, l’unica a non voler ballare se non una sola volta con un cubano di sesso incerto; l’altra, “Marylin” così chiamata alla casa della Trova di Baracoa, con grande spirito aggregativo, regina dei selfie e pronta a condividere i suoi drink e la sua allegria.La non coppia, gli altri due ragazzi, compagni di baldorie, di drinks e di balli, lui sempre presente, inizialmente perplesso dall’età solida dei compagni di viaggio, ma pronto a concedersi e a vivere il gruppo senza vincoli di età, lei una bella compagna di viaggio.E con noi il “medico malato” (sull’aereo sembrava di essere in un lazzaretto, ha detto appena scesi dall’aereo a l’Havana) illuminato a Villa Santo Domingo quando la “ragazza del posto”, farmacista, lo ha informato sul nuovo trattamento che alterna Tachipirina e Aulin, e “Fred” il ballerino del gruppo, attento, pragmatico, sempre pronto a dialogare e a confrontarsi.E “la Dora” che ha sfamato tutti quelli che ha incontrato lungo il viaggio e si è concessa al ballo con il bel cubano dagli occhi azzurri incontrato la domenica pomeriggio a Trinidad, in compagnia del più esuberante fidanzato che oltre a fare campagna elettorale si è fatto coinvolgere dalle danze pomeridiane con cubane decisamente decise.Con noi la “francesa”, elegante e preparata su tutti i temi affrontati in compagnia del marito.In ultimo Laura, sempre pronta a vivere ogni attimo, ed io il cui nomignolo mi piacerebbe conoscere….io con i sandali da trekking in discoteca e sotto la pioggia a Baracoa.Si va a Cuba per tentare di capire, perché sappiamo che a breve cambierà, che il capitalismo occiendetale è già entrato nel tessuto politico; si va per vedere la terra che ha voluto e portato avanti la rivoluzione, per commuoversi di fronte al Mausoleo del Chè, per sorprenderci davanti alle foto della sua bellezza eterea e virile, per vivere in allegria, per carpire il segreto della loro capacità di vivere con gioia. Si torna con la mente confusa, senza risposte precise agli interrogativi che accompagnano il viaggio, si torna consapevoli della profonda diversità nell’affrontare la quotidianità, si torna con un pezzetto di cuori lì, tra le città coloniali colorate, le case della trova, il paesaggio bucolico attraversato, i moito e daiquiri bevuti insieme ai meravigliosi compagni di viaggio.
