Il viaggio regala tante emozioni: ci si trova di fronte a uomini e donne di etnie che a breve saranno completamente estinte, è in corso una sorta di genocidio culturale ed entro un arco di tempo davvero breve saranno totalmente assorbiti dalla cultura dominante. Si torna con tante domande, molte delle quali rimarranno senza risposte esaustive. Proprio per questo avremmo voluto rimanere più tempo nei mercati, i luoghi dove si incontrano le diverse etnie, dove si possono incrociare i volti di persone così diverse da noi, dove si possono respirare odori per noi inconsueti, dove si ha voglia di fissare quegli istanti che sappiamo saranno possibili ancora per poco.
L’area tribale è una sorta di grande oasi rispetto alla rutilante, chiassosa ed eccessiva India. Uno stato verdeggiante, rigoglioso, con campi di girasole, di cotone, risaie e foreste.
Il paesaggio delle zone tribali è molto vario e, a distanza di poche decine di chilometri, si incontrano etnie completamente diverse tra loro. Nelle fertili pianure coltivate a miglio, riso e canna da zucchero, sorgono i principali centri abitati e, proseguendo verso l’interno, si raggiungono basse colline sulle quali sorgono piccoli villaggi con capanne allineate a circondare uno spazio comune, teatro della vita sociale della comunità: i bambini e le donne curiose di noi, le fontane dove si raccoglie l’acqua, si fa il bucato, ci si lava, ci si trova, i giochi nei villaggi, il totem, utilizzato per sacrifici di animali.
Il silenzio rende tutto ancora più bucolico e sospeso e ci accompagnerà a lungo, fino a quando raggiungeremo le città che visiteremo nell’ultima parte del viaggio.
I colori sono uno dei tratti dell’India, accostamenti tanto improbabili per noi, quanto belli e soliti qui, ovunque c’è colore, nelle case con le pareti sgargianti e le porte blu oltremare, i sari stesi ad asciugare, i sari indossati, le messi ad essiccare, il giallo dei raggi del sole, le polveri variopinte con le quali si colorano i disegni davanti alle porte delle case in occasione del loro capodanno, il rosso del sangue spremuto durante i sacrifici o schizzato e lavato via nel Santo Sanctorum del Kalighat a Calcutta, il bianco delle vesti delle donne Dongrya Kond, l’arancio delle perline di Bonda, il nero dei tatuaggi sui volti delle più anziane tra le “donne tigri”.
Il mercato è il principale luogo di incontro per poter avvicinare le diverse popolazioni tribali. Ogni mattina le donne partono dai villaggi portando con sé un casco di banane o un pacco di foglie di sal o altra merce da vendere. E così il nostro viaggio si snoda ogni giorno verso un mercato diverso, nuovi villaggi ed etnie da conoscere. Abbiamo incontrato: Dongrya Kondh, Desia Kondh, Bonda, Boro Gadaba, Malia Kond.
